Il racconta storie nasce da un'idea del Maestro SIMONE, dopo 38 anni di attività sportiva cavalcando i tatami dei dojo, si è reso conto l'importanza dei racconti dei ragazzi che spaziano dalla VITA REALE all'intelligenza artificiale raccontando il VISSUTO. Sono tante le storie che si possono raccontare analizzando tanti fattori SOCIALI, che variano dall'ADOLESCENZA alla DROGA, BULLISMO, DISABILITA', ALCOOL, ALLA VITA SCOLASTICA, CONFLITTI IN FAMIGLIA, CON GLI AMICI, e tanti fatti che ci accompagneranno alla realizzazione di un DIARIO SCOLASTICO e i protagonisti saranno proprio gli ATLETI DEL TEAM BERSAGLIERI.
Tutti abbiamo una storia da raccontare

STORIA DI DILETTA
ATLETA: Diletta MINERVINI
Testo: storie dal dojo M° Francesco SIMONE
Foto: MANGA stile GHIBLI
C'era una volta Diletta, una ragazza silenziosa ma determinata, cresciuta tra il profumo del tatami e il suono secco dei passi scalzi sul legno del dojo.
Non era la più forte né la più rumorosa. Diletta combatteva in un altro modo: sentiva tutto. Le pressioni, le aspettative, le paure… le assorbiva come acqua sulla pelle.
Quando la tensione diventava troppo grande, Diletta piangeva.
Ma quelle non erano lacrime comuni.
Ogni lacrima che scendeva dal suo viso conteneva emozioni pure: sacrificio, frustrazione, amore per il karate, paura di non essere abbastanza. Nel silenzio dello spogliatoio, le raccoglieva in una piccola fiala di vetro. Con il tempo scoprì un segreto antico, tramandato solo agli spiriti del budō:
le sue lacrime si trasformavano in un elisir potente.
Non dava forza fisica, né velocità sovrumana.
L'elisir faceva qualcosa di più raro: liberava il cuore.
Prima di ogni gara, Diletta ne versava una goccia sul palmo, respirava profondamente e lasciava andare tutto: la rabbia, la paura di sbagliare, il peso del giudizio. In quel momento, il suo corpo diventava vuoto… e quindi perfetto.
Il suo kata preferito era Suparimpei.
Un kata lungo, intenso, pieno di direzioni opposte, cambi di ritmo, forza e controllo. Come la sua anima.
Quando Diletta eseguiva Suparimpei, sembrava raccontare una battaglia invisibile. Ogni tecnica era una scelta, ogni sguardo un ricordo superato. Le sue lacrime, trasformate in elisir, vivevano ora nei movimenti:
nel kime deciso,
nella stabilità delle posizioni,
nella calma profonda dopo l'ultima tecnica.
I giudici restavano in silenzio.
Il pubblico tratteneva il respiro.
Perché non vedevano solo un kata… vedevano una ragazza che aveva imparato a trasformare il dolore in equilibrio.
Diletta capì, col tempo, che non serviva più la fiala.
L'elisir era diventato parte di lei.
E così continuò il suo cammino nel karate, insegnando a chi la osservava una verità semplice e potente:
le lacrime non sono debolezza,
se sai trasformarle in forza.

Il Guardiano del Dojo
Tommaso e Giacomo erano amici inseparabili. Si erano conosciuti quando avevano otto anni, il giorno in cui entrambi misero piede per la prima volta nel Dojo Kurokawa, una vecchia palestra all'ingresso del paese. Tommaso era vivace, sempre pieno di energia e curiosità; Giacomo, invece, era più calmo e riflessivo, ma quando si concentrava diventava determinato come una roccia. Il loro maestro, il severo ma giusto Maestro Hiroshi, li osservava crescere anno dopo anno. Diceva spesso che i due amici erano come due lame forgiate dallo stesso fuoco: diverse nella forma, ma uguali nella forza. Un pomeriggio d'inverno, mentre si allenavano da soli nel dojo ormai vuoto, accadde qualcosa di strano. Una delle vecchie assi del pavimento cedette sotto il peso di Giacomo, rivelando una piccola cavità nascosta. I ragazzi si inginocchiarono e trovarono un rotolo di pergamena avvolto in un nastro rosso.— Che sarà mai? — sussurrò Tommaso, con gli occhi pieni di stupore.— Sembra un… kata antico? — rispose Giacomo aprendo con cura la pergamena. Era scritto in un giapponese arcaico, ma alcune figure erano chiarissime: mostrava movimenti complessi, un kata che nessuno dei due aveva mai visto. Sotto i disegni, un simbolo: un drago avvolto a una tigre. Decisero di mostrarlo al maestro il giorno seguente. Ma quando Hiroshi vide la pergamena, il suo volto si fece serio.— Questo kata è proibito… — disse a bassa voce.— Perché? — chiese Tommaso, stringendo i pugni per l'emozione.— È il "Kouryū no Kata", il Kata del Drago Antico. Era custodito dai fondatori del dojo. Solo i più puri di cuore potevano apprenderlo. Ma fu nascosto perché chi lo usava senza disciplina cadeva nell'arroganza. Per un attimo nel dojo calò il silenzio.Poi il maestro sorrise.— Ma forse è destino che siate stati voi a trovarlo. Da quel giorno cominciò un addestramento segreto. Le mosse erano difficili, richiedevano equilibrio assoluto e un'intesa profonda. Tommaso e Giacomo lavorarono insieme, sostenendosi, correggendosi, rinforzando la loro amicizia giorno per giorno. L'occasione per mettere alla prova ciò che avevano imparato arrivò durante il Torneo Regionale. In finale si trovarono di fronte la squadra del temuto Dojo Akuma, noto per la sua aggressività senza regole. Quando Tommaso e Giacomo salirono sul tatami per la gara di kata a coppie, tutto il pubblico tacque. In perfetta sincronia, eseguirono il Kouryū no Kata. I movimenti sembravano danzare sull'aria: la forza del drago e la precisione della tigre intrecciati come onde nel vento. A ogni gesto, un'energia antica sembrava risvegliarsi nel dojo. Quando terminarono, ci fu un attimo di silenzio. Poi il palazzetto esplose in un applauso fragoroso. Vinsero. Ma non fu la vittoria a renderli felici: fu la certezza di aver condiviso qualcosa di unico. Dopo la premiazione, il maestro li abbracciò con orgoglio.— Ricordate: un kata non vive nella forza del corpo, ma nella purezza dell'anima. Tommaso e Giacomo annuirono. Sapevano che la loro strada nel karate era appena iniziata, ma anche che l'avrebbero percorsa sempre insieme, come due guardiani del dojo, uniti dall'onore, dalla disciplina, e da una grande amicizia.
Tommaso SASSO e Giacomo VALENTE

I Draghi bianchi e la mascotte Ulisse
C'era una volta, in una piccola città italiana, una squadra di karate che si allenava ogni sera in una palestra fredda ma piena di risate e disciplina. Si chiamavano I Draghi Bianchi, e avevano una mascotte molto speciale: Ulisse, un cane meticcio dal pelo dorato, trovato anni prima davanti alla palestra e adottato da tutti.
Ulisse non faceva karate, ovviamente, ma conosceva bene il ritmo degli allenamenti: al saluto iniziale scodinzolava, durante i kata restava immobile come una statua, e alla fine correva da tutti per ricevere carezze. Era diventato il simbolo della squadra: fedeltà, coraggio e cuore.
Arrivò dicembre, e con esso l'attesa del Santo Natale. Dopo gli allenamenti, i ragazzi parlavano spesso di una cosa che li preoccupava: in città c'erano famiglie che non avevano nulla per le feste. Così, guidati dal maestro, decisero di usare ciò che il karate insegnava loro davvero: rispetto e aiuto verso gli altri.
Organizzarono una raccolta di cibo, coperte e giocattoli. Ulisse li accompagnava ovunque, come se capisse l'importanza di quel momento. Una sera, mentre tornavano alla palestra sotto una leggera neve, videro una figura rossa in fondo alla strada.
Era Babbo Natale.
Non quello delle vetrine, ma uno vero: stanco, con gli stivali consumati e un grande sacco sulle spalle. Si fermò, guardò i ragazzi e sorrise.
«Non posso fare tutto da solo» disse. «Ma voi sì, insieme.»
Babbo Natale li aiutò a distribuire i doni ai poveri della città, entrando nelle case con discrezione e lasciando speranza oltre ai pacchi. Ulisse camminava al suo fianco, come una guardia silenziosa.
Quando tutto fu finito, Babbo Natale si chinò e accarezzò Ulisse.
«Tu sei il vero spirito del Natale» gli sussurrò.
La mattina dopo, Babbo Natale non c'era più. Ma nella palestra, sopra la porta, c'era una nuova scritta:
"Il karate rende forti i pugni, ma il cuore rende forti le persone."
Da quel Natale in poi, i Draghi Bianchi non aspettarono più solo i regali.
Aspettarono l'occasione di fare del bene. E Ulisse, la loro mascotte, continuò a ricordare a tutti che le storie inventate… a volte sono le più vere di tutte.

La Leggenda di Giulietta e Romeo
STORIE CHE CAMMINANO TESTO: Giulietta e Romeo BARRE: Prof. M°Francesco SIMONE MUSICA: CHAT GPT - IA RSUNOKARATEKA: Giulia Mary MONOPOLI.I nostri ragazzi hanno bisogno di crescere con le competenze.
TESTO: Kata dell'Anima Kata dell'Anima (Romeo & Giulietta) Strofa 1 Sotto luci fredde di un vecchio dojodue mondi divisi, stesso respironomi pesanti come cinture nerestorie di rabbia cucite nel tempoUn inchino lento, lo sguardo che tremamani che parlano senza parole sul tatami cade il passatoresta soltanto ciò che siamo Pre-Ritornello Ci hanno insegnato a colpire fortema non a capire perchée in questo silenzio che bruciaio scelgo te Ritornello Combattiamo senza ferirecome il karate ci ha insegnatoio e te, contro l'orgogliokata dell'anima sullo stesso latoSe il mondo ci vuole nemicinoi restiamo veritàRomeo e Giuliettasul tatami della realtàStrofa 2 Allenamenti di notte, porte chiusesudore e sogni sul pavimentoogni tecnica è una promessaogni respiro un giuramentoTu sei equilibrio, io tempestatu sei silenzio, io rumorema quando i passi si unisconobatte lo stesso cuore Pre-Ritornello Non serve vincere per essere fortilo so adesso, lo sai anche tuse fermo il colpo a un soffio dalla pelle è perché credo in noi due Ritornello Combattiamo senza ferirecome il karate ci ha insegnatoio e te, contro l'orgogliokata dell'anima sullo stesso latoSe il mondo ci vuole nemicinoi restiamo veritàRomeo e Giuliettasul tatami della realtàBridgeHajime grida il destinoma noi restiamo immobiliun inchino vale più di mille vittorierompe catene invisibiliSe perdiamo oggi insiemevince il rispetto domanil'odio cade a terracome guanti dalle maniRitornello FinaleCombattiamo senza ferirequesta è la nostra lealtànon c'è sconfitta nell'amorequando scegli l'umanità Romeo e Giulietta non muoiono mai davverofinché sul tatami del mondoc'è chi combatte con il cuore sincero Outro Un inchino…e il silenzio applaude. & Giulietta)Strofa 1Sotto luci fredde di un vecchio dojo due mondi divisi, stesso respironomi pesanti come cinture nerestorie di rabbia cucite nel tempoUn inchino lento, lo sguardo che tremamani che parlano senza parolesul tatami cade il passatoresta soltanto ciò che siamo Pre-Ritornello Ci hanno insegnato a colpire fortema non a capire perchée in questo silenzio che bruciaio scelgo teRitornello Combattiamo senza ferirecome il karate ci ha insegnatoio e te, contro l'orgogliokata dell'anima sullo stesso latoSe il mondo ci vuole nemicinoi restiamo verità Romeo e Giulietta Monopolisul tatami della realtàStrofa 2 Allenamenti di notte, porte chiusesudore e sogni sul pavimentoogni tecnica è una promessaogni respiro un giuramentoTu sei equilibrio, io tempestatu sei silenzio, io rumorema quando i passi si unisconobatte lo stesso cuore Pre-Ritornello Non serve vincere per essere fortilo so adesso, lo sai anche tuse fermo il colpo a un soffio dalla pelleè perché credo in noi due Ritornello Combattiamo senza ferirecome il karate ci ha insegnatoio e te, contro l'orgogliokata dell'anima sullo stesso latoSe il mondo ci vuole nemicinoi restiamo veritàRomeo e Giulietta Monopolisul tatami della realtà Bridge Hajime grida il destinoma noi restiamo immobiliun inchino vale più di mille vittorierompe catene invisibili Se perdiamo oggi insiemevince il rispetto domanil'odio cade a terracome guanti dalle mani Ritornello FinaleCombattiamo senza ferirequesta è la nostra lealtànon c'è sconfitta nell'amorequando scegli l'umanità Romeo e Giulietta Monopolinon muoiono mai davverofinché sul tatami del mondoc'è chi combatte con il cuore sinceroOutro Un inchino…e il silenzio applaude.

LA STORIA NARRA DEL PICCOLO SAMURAI LUCA DETTO BRUCE LEE.
Nel Giappone che non esiste sulle mappe, ma solo nelle pieghe del destino, visse un samurai diverso da tutti gli altri. Si chiamava Luca, ma era conosciuto in ogni dojo, taverna e villaggio come Bruce Lee. Nessuno sapeva bene perché portasse quel soprannome: alcuni dicevano fosse per la velocità dei suoi colpi, altri per l'urlo acuto che emetteva prima di combattere, simile a quello di una leggenda venuta dall'Oriente più lontano. Luca era un samurai disciplinato, fedele al codice del Plombushidō, una variante segreta del Bushidō che insegnava equilibrio tra forza, astuzia e… idraulica. La sua arma principale era una katana forgiata con acciaio piegato mille volte, affilata abbastanza da tagliare un petalo di ciliegio a mezz'aria. Ma ciò che rendeva Luca davvero temuto era la sua seconda arma, che portava legata alla cintura con rispetto quasi sacro: lo sturalavandini. Non era un oggetto qualunque. Era rosso, consumato dalle battaglie, e secondo la leggenda apparteneva a un antico maestro capace di "liberare ogni blocco, fisico o spirituale". Luca lo usava come strumento di difesa imprevedibile: con un colpo secco poteva disarmare un avversario, incollarlo al terreno o respingere frecce con un plop umiliante. Quando il clan dei Ninja dello Scarico Ostruito attaccò il villaggio di San Toshi, Luca affrontò da solo dieci nemici. La katana danzava nell'aria come un fulmine silenzioso, mentre lo sturalavandini entrava in scena nei momenti critici: un colpo sul volto del capo ninja lo lasciò appiccicato a una colonna di legno, sconfitto più nell'orgoglio che nel corpo. Dopo la battaglia, Luca ripulì le sue armi con calma. Ripose la katana nel fodero, baciò lo sturalavandini in segno di rispetto e disse la sua celebre frase: "L'acqua deve scorrere. Sempre. "Poi scomparve tra la nebbia del mattino, lasciando dietro di sé pace, scarichi funzionanti e una leggenda destinata a essere raccontata… e probabilmente presa poco sul serio.

La storia narra del ragazzo di nome Joel che rompeva la paura, non le tavolette.
Joel era bravissimo nel karate, ma quando arrivava il momento di spaccare le tavolette… si bloccava. Non era la forza a mancare: era il coraggio. Durante un'esibizione importante, doveva rompere una tavoletta davanti a tutti. Aveva le mani che tremavano. Il maestro si avvicinò e le disse piano:— "Non devi rompere il legno. Devi rompere la paura. "Joel chiuse gli occhi, fece un respiro profondo e immaginò la sua paura come una piccola nuvola scura. Poi diede un colpo deciso, non per distruggere la tavoletta, ma per superare se stessa. CRACK! La tavoletta si spezzò in due. Ma la cosa più bella è che anche la sua paura si spezzò un po'.Da allora Joel non diventò solo più forte, ma anche più sicuro di sé. E quando altri bambini avevano paura, era lui il primo ad aiutarli.
Gioele DE CANDIA

La Leggenda dei Draghi di Aokigahara
La squadra dei Draghi di Aokigahara era nata quasi per caso. In un piccolo dojo ai margini della foresta, il maestro Haruto accoglieva bambini e ragazzi che cercavano disciplina, amicizia o semplicemente un luogo dove sentirsi a casa. Non era una grande scuola, né famosa, ma aveva qualcosa che nessun'altra possedeva: spirito.
Tra i membri più brillanti c'erano cinque ragazzi molto diversi tra loro:
* Rin, velocissima e precisa come un fulmine.
* Daichi, forte e calmo, una vera montagna in movimento.
* Yumi, la più piccola, ma con una determinazione feroce.
* Taro, stratega e maestro di kata.
* Kei, arrivato da poco e ancora insicuro, ma con un talento nascosto.
L'anno in cui tutto cambiò iniziò con una notizia inaspettata: i Draghi erano stati invitati al Torneo Nazionale di Karate Tradizionale, un evento prestigioso dove gareggiavano solo le migliori scuole del Paese. Nessuno riusciva a credere che un piccolo dojo sperduto fosse stato scelto.
All'inizio gli allenamenti furono difficili. Kei inciampava spesso, Yumi era troppo impulsiva, e Rin si frustrava quando qualcosa non le riusciva. Ma il maestro Haruto non perdeva la calma. Ogni sera ripeteva:
"Una squadra forte non nasce dai più bravi, ma da chi sa sollevare gli altri."
Piano piano, i Draghi impararono a fare proprio questo.
Il giorno del torneo, l'atmosfera era elettrica. Dojo rivali sfoggiavano divise impeccabili e tecniche perfette. I Draghi, invece, portavano con sé solo la certezza di aver dato tutto durante l'anno.
La gara iniziò con i kata. Taro, con movimenti fluidi come acqua e taglienti come lame, conquistò il pubblico. Poi fu il turno dei combattimenti: Rin danzò sul tatami con leggerezza, Daichi mostrò una forza controllata impressionante, e Yumi sorprese tutti vincendo contro un'avversaria molto più grande.
Ma la prova decisiva arrivò con la competizione a squadre. Kei, ancora nervoso, doveva partecipare per la prima volta in un torneo così grande. Mentre aspettava, Haruto gli posò una mano sulla spalla:
"Non sei solo. Siamo un drago a cinque teste: se una trema, le altre quattro la sostengono."
Quelle parole gli diedero coraggio. La squadra eseguì un kata sincronizzato perfetto, e Kei, al centro, brillò come non aveva mai fatto.
Alla cerimonia finale, tra tamburi e applausi, i giudici annunciarono il risultato: i Draghi di Aokigahara erano stati premiati come Migliore Squadra dell'Anno, per tecnica, spirito di squadra e crescita straordinaria.
Il maestro Haruto sorrise, fiero non della vittoria, ma di ciò che avevano costruito insieme.
Da quel giorno, i Draghi divennero una leggenda. Non perché fossero i più forti, ma perché dimostrarono che un grande cuore può trasformare un piccolo dojo in la migliore squadra dell'anno.
Pietro DI TERLIZZI - Alessandro ZECCHILLO - Eros Junior DI BENEDETTO.

La leggenda delle Tre Karateka
Nel piccolo Dojo del Tiglio Rosso, dove il profumo del legno si mescolava a quello dei tatami appena puliti, la Maestra Laura era conosciuta da tutti come "La Ventata Silenziosa". La sua tecnica era talmente fluida che sembrava muoversi senza fare rumore. Da anni trasmetteva non solo l'arte del karate, ma anche la disciplina e la forza interiore che la sostenevano.
Tra i suoi allievi, due sorelle spiccavano per talento e determinazione: Veronica, la maggiore, e Federica, la più piccola.
Veronica – La Tigre Determinata
Veronica era forte, precisa, e dotata di una volontà di ferro. Ogni suo colpo era deciso, potente, quasi rombante. Si allenava fino a tardi, e spesso la Maestra Laura le diceva:
"La forza non nasce dai muscoli, ma dalla calma dentro di te."
Veronica provava a seguire questo insegnamento, anche se non sempre era semplice: il suo carattere impetuoso la portava ad agire prima di pensare.
Federica – La Rondine Veloce
Federica, la più piccola, era un fulmine. Non aveva la potenza della sorella, ma compensava con agilità e intelligenza. Scivolava tra gli avversari come una rondine, rapida e imprevedibile. Amava sorprendere tutti con nuove strategie e si allenava sorridendo, come se il karate fosse un gioco bellissimo.
La Prova del Drago d'Oro
Un giorno, la Maestra Laura annunciò una sfida speciale:
la Prova del Drago d'Oro, una tradizione antica del dojo che si teneva solo quando due allievi dimostravano di essere pronti a superare il limite.
La prova consisteva in tre parti:
* Forza del corpo – una serie di tecniche eseguite senza errori.
* Forza della mente – risolvere un enigma mentre si manteneva la posizione di cavaliere.
* Forza del cuore – combattere non tra loro, ma proteggendosi a vicenda da un avversario comune… la Maestra Laura stessa.
Veronica si sentiva già pronta, Federica era emozionata. Entrambe però avevano un dubbio: la loro unità sarebbe bastata di fronte alla maestra?
La Sfida
Nel silenzio del dojo, le sorelle superarono le prime due prove con grande impegno: Veronica mostrò una potenza impeccabile, Federica risolse l'enigma con un lampo di genio.
Ma quando la Maestra Laura avanzò per la terza prova, le due si bloccarono un attimo. Era come affrontare una montagna.
Allora la Maestra disse, con un sorriso:
"Il drago non si supera da soli. Si supera insieme."
Quelle parole sciolsero il timore. Veronica, con la sua forza, deviò gli attacchi più pesanti; Federica, con la sua velocità, copriva gli spazi scoperti. Si mossero come due parti dello stesso spirito.
Per la prima volta, sembravano danzare.
La Vittoria
Quando la Maestra Laura interruppe il combattimento, posò una mano su ciascuna spalla:
"Adesso sì… siete diventate vere karateka."
Veronica si illuminò d'orgoglio, Federica saltò di gioia, e il dojo esplose in applausi. Le sorelle avevano superato la Prova del Drago d'Oro – non grazie ai propri talenti individuali, ma perché avevano imparato a unirli.
Da quel giorno, i tre nomi – Laura, Veronica e Federica – divennero una piccola leggenda del Tiglio Rosso: la Maestra della Ventata Silenziosa e le due allieve, la Tigre Determinata e la Rondine Veloce.
Un trio imbattibile.
Il Ritorno dell'Ombra di Giada
Passarono alcune settimane dalla Prova del Drago d'Oro. Nel dojo regnava un'atmosfera tranquilla, ma la Maestra Laura era inquieta. Sentiva qualcosa nell'aria… come un'eco lontana di un vecchio ricordo.
Un misterioso messaggio
Una sera, dopo l'allenamento, la Maestra trovò sulla porta del dojo un piccolo rotolo di pergamena verde, sigillato con un simbolo antico: un drago avvolto in un serpente di giada.
Laura impallidì.
Veronica e Federica la guardarono preoccupate:
"Maestra, cos'è?"
La Maestra Laura inspirò profondamente prima di rispondere.
"È il simbolo dell'Ombra di Giada… una scuola rivale che crede nella forza senza onore. Non vedevo questo emblema da molti anni."
Veronica si irrigidì subito, pronta allo scontro.
Federica, invece, sentì un brivido di curiosità e timore.
Quando la Maestra aprì il messaggio, lesse poche parole:
"La competizione del Mezzodrago è vicina. Presentatevi… se avete il coraggio."
Il racconto della Maestra
Sedute sul tatami, le due sorelle ascoltarono Laura raccontare un segreto mai detto prima.
Molti anni prima, anche lei era stata giovane come loro e aveva partecipato al torneo del Mezzodrago. Lì aveva incontrato un'altra karateka, brillante e potente: Maestra Saffira dell'Ombra di Giada. Amiche un tempo… poi avversarie.
Saffira aveva scelto la via dell'ambizione, allenando i suoi allievi alla forza bruta. Laura invece credeva nell'equilibrio e nel rispetto.
Il loro ultimo incontro era finito in pareggio, ma Saffira aveva giurato che un giorno avrebbe superato Laura e il suo dojo.
Ora quel giorno sembrava avvicinarsi.
L'allenamento speciale
Per la prima volta, Veronica e Federica videro la Maestra Laura allenarsi davvero: non più movimenti fluidi e leggeri, ma colpi rapidissimi, calci precisi come lama, e un'intensità che faceva vibrare l'aria.
"Maestra… sei incredibile!" esclamò Federica.
Laura sorrise, un sorriso malinconico:
"Non è il mio talento che conta. È la vostra crescita. Al torneo non sarò io a combattere… sarete voi."
Veronica sbarrò gli occhi:
"Noi?!"
"Sì. Ho formato due karateka straordinarie. Il Mezzodrago sarà la vostra prova."
Veronica si sentì un po' travolta, ma determinata.
Federica, pur tremando, si fece coraggio.
Per onorare la Maestra, avrebbero dato tutto.
L'arrivo degli sfidanti
Due giorni dopo, mentre il sole calava, qualcuno bussò alla porta del dojo.
Due giovani karateka dell'Ombra di Giada entrarono, con sguardi fieri e quasi sprezzanti: Kaen, alto e muscoloso, e Shira, agile e misteriosa.
Kaen parlò per primo:
"Siamo venuti a vedere se le leggende sul Tiglio Rosso sono vere."
Veronica fece un mezzo passo avanti, pronta a difendere il dojo.
Federica osservava Shira, che la fissava con occhi attenti… troppo attenti.
La Maestra Laura si avvicinò calma:
"Le prove si fanno sul tatami. Non con le parole."
Kaen sorrise malevolo.
Shira invece sembrava studiarsi Federica, come se avesse trovato in lei qualcosa di interessante.
Una sfida improvvisa
Gli sfidanti proposero un combattimento amichevole.
Non era obbligatorio… ma era impossibile rifiutare.
Veronica affrontò Kaen.
Federica affrontò Shira.
Il dojo trattenne il fiato.
E quando il primo colpo venne sferrato… nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo.
Il Colpo di Scena: Il Segreto dell'Ombra di Giada
Il combattimento stava per cominciare. Veronica e Kaen si fissavano come due tigri.
Federica e Shira, invece, si muovevano in cerchio con lentezza, studiandosi.
La Maestra Laura osservava tutto con attenzione.
Ma proprio nel momento in cui Kaen caricò il primo attacco, Shira gridò:
"FERMATI!"
Tutti rimasero immobili.
Kaen si voltò verso la compagna, confuso:
"Shira, che stai facendo?!"
Shira non guardava lui. Guardava Federica.
Poi, come se rivelasse un segreto proibito, disse:
"Maestra Laura… Federica possiede lo Sguardo del Drago."
Il dojo cadde in un silenzio irreale.
Lo Sguardo del Drago
Veronica sospirò: "Che significa? Cosa vuole dire?"
La Maestra Laura diventò seria come non mai.
"Lo Sguardo del Drago… è un dono rarissimo. Una capacità di anticipare i movimenti dell'avversario un attimo prima che avvengano. Una percezione oltre l'istinto. Pensavo che fosse solo una leggenda…"
Federica sussurrò, arrossendo:
"Io? Ma io non ho niente di speciale…"
Shira scosse la testa.
"Io l'ho visto. Nei suoi occhi. Nei suoi passi. Nei suoi micro movimenti. Non sbaglia mai il tempo. Non è fortuna. È talento puro."
Kaen rise incredulo:
"Una bambina? Con un potere simile? Impossibile!"
Ma Shira non lo ascoltò.
All'improvviso si inginocchiò davanti a Federica.
"Federica… tu potresti essere la chiave per sconfiggere la nostra Maestra Saffira."
Tutti sbiancarono.
La verità su Saffira
Shira continuò:
"La nostra maestra… non cerca più la forza. Cerca il dominio. Non vuole vincere contro la Maestra Laura. Vuole distruggere il Tiglio Rosso e assorbire tutti i dojo della regione."
La Maestra Laura serrò le mani.
Temeva che quel giorno sarebbe arrivato.
Veronica, con il sangue che ribolliva, urlò:
"E perché lo dite a noi?! Siete suoi allievi!"
Shira alzò lentamente lo sguardo.
"Perché alcuni di noi… non vogliono più seguirla. E perché se Federica davvero possiede lo Sguardo del Drago… allora lei è l'unica capace di affrontare Saffira quando arriverà il Mezzodrago."
Federica fece un passo indietro, scioccata.
"IO?! Ma… io ho solo iniziato… Veronica è molto più forte di me!"
Veronica, per la prima volta, non sapeva cosa dire.
E allora parlò la Maestra Laura, con voce calma ma piena di emozione:
"Federica, non è la forza che fa un karateka. È ciò che vede dentro. E tu hai sempre visto oltre."
Un'alleanza inattesa
Kaen, ancora contrariato, infine sbuffò:
"Shira… se hai deciso così, allora ci sto. Non mi piace l'idea di essere un burattino."
Shira si rialzò.
E con un gesto simbolico, spezzò la fascia nera e verde dell'Ombra di Giada.
"Da oggi… aiutiamo il Tiglio Rosso."
La Maestra Laura annuì.
Veronica sollevò il mento, accettando l'alleanza.
Federica era ancora tremante… ma nei suoi occhi apparve una scintilla nuova.
Un coraggio diverso.
E poi…
La porta del dojo si spalancò con un boato.
Una figura avvolta da un mantello verde scuro entrò, proiettando un'ombra lunga sul pavimento.
Una voce fredda, tagliente, riempì l'aria:
"Laura… vedo che hai trovato nuove pedine."
La Maestra Saffira era arrivata.
Laura DELL'OLIO - Veronica DI TERLIZZI - Federica DE FEUDIS
